lunedì 15 settembre 2014

vitaMINA _ se una trave di legno, una notte, sulla testa


Mangia la verdura. Devi mangiare la verdura. La verdura fa bene, ti fa crescere forte. Cresci forte, devi essere forte. Fare sport aiuta, ti fa stare bene. Sano, forte, bene. E che altro? Studiare. Fatti un’istruzione, impara tante cose. Imparare tante cose ti apre la mente. Avere la mente aperta è essenziale per capire chi sei e dove vuoi andare. Fammi indovinare: tu vuoi viaggiare, scoprire il mondo.
Parti. Scopri il mondo, conosci persone. Viaggia dappertutto, viaggia comunque, viaggia senza una meta. Tocca la diversità, esplora, stipa esperienze. 
Impara tutte le lingue del mondo e poi torna qui, torna da me. Vieni, fatti più vicino, raccontami le tue terrificanti avventure. Stringimi, vicino, ti faccio posto dentro di me. Sposiamoci, allacciamoci insieme. Io, tu, nidiamo, noi, una famiglia.
Facciamo tanti figli, mangeranno verdure, cresceranno, e noi saremo appena più vecchi, giorno dopo giorno, carne da sostenere e far svernare decorosamente.
Che ti succede? Non trovi lavoro? Cerca meglio, cerca qui sotto. Del resto da qualche parte ci deve pur essere un lavoro degno per quel tuo curriculum più focoso d’un colpo.
E se non lo trovi è perché non cerchi abbastanza. Con tutte le verdure che hai buttato giù, vuoi che non ti diano un lavoro? Le tue mille lingue sciolte serviranno pur a qualcosa? Non cerchi bene, non ci metti il giusto impegno. Sempre con quel portamento da cane malato. Proponiti, reinventati. Investi sul tuo grugno. Mettici la faccia, mettiti in proprio. Non aspettare che ti vengano a pescare a casa.
Quantomeno prendi tempo, dacci respiro. Accetta quel che viene, la prima cosa, un impiego di passaggio, tanto per non far radici sotto le lenzuola. La prima sedia raffreddata che vien fuori, tu siedila
Mantienici, sfamaci. Siam bocche buone, non facciam storie. Ma di qualche ossicino da rosicchiare avremo ben bisogno.
Troviamoci un posto per tirare avanti. Un bilocale, un monolocale, un monolocale mansardato, una mansarda bilocalizzata. Due cuori, una capanna e un mare di bambini a sbattere contro gli spigoli della cucina. Un posto vale l’altro. Saremo la canzone più patetica che un cantatutore abbia mai scritto. Ci scalderemo a fiati alterni per rimanere in piedi, imbottiti marci di verdure.
Sani. Al massimo della forma, per farci centrare in pieno dalla vita. Altrimenti non vale. Troppo facile ammalarsi, troppo sciocco trafiggersi per strada.
Umiliati e ottimisti. Sconfitti e innamorati. 
E se una notte una trave inciamperà dal soffitto, percorrendoci la schiena nel sonno, non ne faremo poi un dramma. Sarà soltanto un rientro nei ranghi, una tregua arretrata nel sordo rilascio del tempo.

L’INQUIETO

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