giovedì 29 gennaio 2015

TESTE _ un interrogatorio





Ho passato gran parte della mia vita a bere latte scaduto, per cui penso di sapere quello che dico. Non fraintendetemi, non sono una specie di santone rinnegato o un guru caduto in disgrazia, anzi, io delle persone non c’ho mai capito un accidenti.
Ma la verità è che i vostri manganelli sono troppo pesanti per colpirlo con la dovuta precisione, e le vostre manette troppo larghe per immobilizzargli i polsi.
Quello è un topo di fogna. È nato per sopravvivere. E non mi riferisco ai vostri addestramenti dove strisciate con la faccia pitturata e vi frustate il culo sotto la doccia con gli asciugamani attorcigliati. Niente di tutto questo. Parlo di pura sopravvivenza, di notti passate a rovistare nei cassonetti, di sigarette raccolte per terra, di un miserabile ed esclusivo gusto per il mantenimento delle funzioni vitali, o poco più.
Certo, siete bravi a fare i soldatini, voi, a resistere a qualsiasi tipo di situazione climatica o ambientale. Ma poi, quando arriva la sera, o fine mese, o Natale, dovrete pur tornare alle vostre case, alle vostre mogli incinta, ai letti rifatti e agli schermi al plasma.
La vostra debolezza sta proprio nell’avere un posto nel quale tornare, una volta che avete portato a termine la missione.
Ora, immaginate di fare il vostro lavoro gratis, di farlo tutti i giorni, da tutta la vita, e al solo scopo di restare in vita un giorno in più. Immaginate di ripetere il vostro addestramento all’infinito e di non portarlo mai a termine, perché altro non c’è.
Immaginate che le fabbriche abbandonate siano il luogo al quale tornare, una volta ancora, fino al mattino. Che i dolori alle ossa e gli scarafaggi siano l’unica vostra compagnia. Riuscite?
Io credo di no. E come potreste! Siete assuefatti alla logica orizzontale del traguardo, voi, al senso comune da quattro soldi.
L’unica cosa che posso dirvi sul conto di quel tizio è che non ha traguardo, non ha scopo, non ha direzione. Non c’è nessun obiettivo, vive e basta, come tutti noi del resto, quindi è inutile che lo cerchiate da qualche parte, lui non sarà lì.
Non c’è molto altro da aggiungere. Io e lui non abbiamo condiviso che un paio di focolari e una manciata di sigarette arrotolate in modo grossolano.
Il tempo per le confidenze è finito parecchio tempo fa, ben prima del vostro arrivo.
Sapete, credo di capire il motivo per il quale vi sta tanto a cuore quel tizio: il problema è che vive secondo natura, e questo vi terrorizza a morte.
Ma io non ho molto altro da aggiungere, e ora, se non vi dispiace, vorrei essere accompagnato alla toilette. Mi sto cagando nelle mutande.
l'INQUIETO

testo di Martin Hofer
immagine di Luca Lenci

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