giovedì 22 gennaio 2015

oggi non è ieri

17 maggio, ore 08.52
Sono io… ehm… non sono in casa. 
Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Paolo? Paolo? Ci sei? Sono la mamma. Ti ho cercato sul cellulare ma è sempre spento. Volevo dirti che Erika ed Edoardo si sono appena imbarcati, dovrebbero arrivare in Sicilia verso le undici. Papà li ha accompagnati in aeroporto. Sembravano molto stanchi, ma stavano bene. Se vuoi dargli un colpo di telefono più tardi…comunque Erika ha detto che proverà a richiamarti. Avrebbe piacere di scambiare due parole con te…sembrava davvero stanca. 
Facci sapere, un bacio.

17 maggio, ore 09.09
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Paolo, sono Dario. Ma dove ti sei cacciato? Moschi ha bisogno del rapporto, ha già chiesto tre volte di te. Non dirmi che al matrimonio ti sei sbronzato così tanto da non sentire la sveglia… Paolo, appena senti questo messaggio, chiamami. In ufficio ho detto che avevi trovato traffico, non farmi fare figure di merda. 
Ciao.

 17 maggio, ore 10.16
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Tesoro, sono sempre io, la mamma. Il cellulare continua a essere spento, per caso sei rimasto a casa? Se ti senti poco bene posso passare da te a portarti le medicine. Forse non hai molta voglia di vedere persone, ma almeno un colpo di telefono a tua madre potresti darlo, ecco tutto.
Però che bella che era ieri sera Erika, non trovi? Il vestito le stava a pennello, me lo avranno ripetuto cento volte anche i genitori di Edoardo.
Continuavano a farle i complimenti: “Che bel vestito, che acconciatura meravigliosa, complimenti per la scelta delle bomboniere…”
Se invece di fare tutti quegli elogi si fossero degnati di trovare un catering decente, invece di ingaggiare i cugini dei nipotini dei cugini degli zii di chissà chi…
Il risotto era appena tiepido e le patate novelle mezze crude. Titti non ha toccato cibo.
E dimmi tu se ti sembra il caso di servire insalata russa a un ricevimento! Cosa ti dice sempre tua madre? “La maionese nei posti pubblici non si tocca!”
Poi ci credo che a Edoardo viene mal di stomaco, no? Se ne deve essere fatti almeno due, di quei piatti lì, l’ho visto coi miei occhi.
In ogni modo, appena puoi, chiama la mamma. Un bacio.

17 maggio, ore 10.37
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Ehi giovane, sono Folco. Che dire? Un matrimonio unico, non lo dimenticherò facilmente. Scherzi a parte, ho pensato che magari potresti aver voglia di scambiare due chiacchiere, uno di questi giorni. Per qualsiasi cosa basta alzare il telefono, lo sai. Il tuo ex compagno di banco è sempre libero per te. Ancora auguri a tua sorella.

17 maggio, ore 10.51
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Maledizione Paolo, dove minchia sei? Moschi è incazzato nero, continua a chiedere di te e del dannatissimo rapporto. Ho cercato di coprirti per un po’, ma a un certo punto non sapevo più cosa inventarmi e allora ho detto che hai il telefono staccato, che in effetti è proprio così. Adesso ascoltami: appena senti il messaggio ti fiondi in ufficio – se già non lo stai facendo – e ti presenti da Moschi con la scusa più credibile che sia mai stata inventata. Ricorda che alle otto hai chiamato per avvertire che eri bloccato nel traffico. Non mi sputtanare.

17 maggio, ore 11.12
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Paolo. Sono Erika. È inutile che ti nascondi, sai bene che dobbiamo parlare. Ho bisogno che tu mi spieghi, mi devi delle spiegazioni Paolo. Non sono arrabbiata, ma devo capire, almeno quello. Noi siamo appena arrivati in Sicilia, adesso prendiamo un taxi e ci sistemiamo un attimo in albergo. Edo non si è ancora ripreso del tutto, penso che avrà bisogno di un pomeriggio di tregua, fra il viaggio e tutto.
Tu chiamami appena possibile, ok? Ciao.

17 maggio, ore 11.57
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Tesoro? Sempre la mamma. Mi stai facendo preoccupare. In ufficio non hanno ancora tue notizie, ma dove sei finito? Appena papà torna da lavoro mi faccio accompagnare a casa tua, capito? Paolo, io so che si tratta soltanto di un grosso malinteso, se ci chiariamo tutti quanti vedrai che non ci saranno problemi. Basta spiegarsi, se qualcuno di noi ha qualche colpa sarà sufficiente chiedere scusa e festa finita. Tu sei così sensibile…ma non è colpa tua tesoro, so che non hai fatto niente di brutto. Sei così affezionato a tua sorella… mai una gelosia, fin da piccolo sempre così protettivo nei suoi confronti, premuroso… mi riempie di orgoglio sapervi così uniti.
So perfettamente che non le daresti mai un dispiacere di proposito.
Chiamami per favore. La mamma.

17 maggio, ore 12.22
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Eccoci in albergo. Edoardo sta riposando. Santo cielo, è così pallido e debole a causa della disidratazione…
Paolo, non puoi evitarci in eterno. Ho sentito la mamma, è molto preoccupata. Il tuo è un atteggiamento infantile, lo capisci? Quello che hai fatto è stato molto, molto stupido. Poteva accadere qualcosa di terribile. Paolo, è inutile fare finta di niente, sappiamo entrambi che sei responsabile.
Credevo che Edoardo ti piacesse, me lo avevi pure detto che ti sembrava un bravo ragazzo. E adesso è mio marito, e tu lo devi accettare. Che ti piaccia o no.
Oh, adesso non ha importanza. Ci sarà tempo per le scuse. Intanto devi chiamarci, Paolo. Prima di rovinare tutto in modo irrimediabile. Non essere sciocco.

17 maggio, ore 13.11
Sono io…ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Paolo, sono papà. Ecco… come stai? La mamma è preoccupata e vorrebbe che tu la richiamassi. Per caso hai preso le medicine ultimamente? Prima ho sentito il dottor Peragli… dice che dovresti continuare… nel caso tu abbia…ehm…sospeso la terapia in questi ultimi giorni… insomma, dice che sarebbe meglio tu continuassi come al solito. Finora andava bene no? Comunque adesso veniamo lì da te, se sei in casa non uscire e aspetta che arriviamo noi.

17 maggio, ore 13.22
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Sono in pausa pranzo. Moschi sta mettendo sottosopra il tuo ufficio per trovare il rapporto. A questo punto non penso proprio che verrai qui e, credimi, forse è meglio così. Però se tu mi dicessi dove hai messo il rapporto… credo che questo migliorerebbe la situazione. Paolo non hai idea, sta dando di matto, sei nei guai fino al collo. Ora ti devo salutare, penso mi stia cercando. Ah, ricorda eh: imbottigliato nel traffico. Niente malattie, solo problemi relativi al traffico. Mi raccomando.

17 maggio, ore 13.34
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Vorrei capire che ti è preso. Insomma, ho sempre trovato un po’ “esagerato” questo tuo attaccamento nei miei confronti, ma non avrei mai pensato che saresti arrivato a tanto. È da ieri che sto cercando di ricordare, di rintracciare un episodio che tu possa aver frainteso o… è per quella volta ai centri estivi? Paolo, eravamo ragazzini! Tu avevi dodici e io dieci anni. È normale, è una cosa che fanno tutti i ragazzini. Ti prego, dimmi che non è per quella storia. Oddio, mi sembra tutto un brutto sogno. Non sai quanto mi sono dovuta scusare con i genitori di Edo.
Sai… io ti voglio bene, sei mio fratello. Ma credo che dovresti farti aiutare. Per il bene di tutti. Magari ne parliamo con più calma quando torno dalla luna di miele. Nel frattempo fatti vivo!

17 maggio, ore 13.57
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Buongiorno… sono Silvana, la portiera. Ho provato a suonare al campanello, ma a quanto pare non c’è nessuno in casa…
I vicini si sono lamentati per il volume della televisione. Forse prima di uscire l’ha scordata accesa, oppure il gatto…
Comunque cerchi di provvedere il prima possibile, altrimenti dovrò chiamare i Carabinieri. Arrivederci.

17 maggio, ore 14.04
Sono io… ehm… non sono in casa. Se è urgente potete lasciare un messaggio.

Si, sono Edoardo. Tua sorella mi ha detto di chiamare per convincerti a… non lo so nemmeno io. È ridicolo. Non dovrei certo essere io a… guarda, la cosa peggiore è che stai facendo soffrire innanzitutto i tuoi familiari. Perché tanto lo so che di me non te ne frega niente. Cristo! Mi sono cagato addosso l’anima! Volevi uccidermi? Guarda, non credere di essere inattaccabile. Mio cugino ha trovato una confezione di Selg sotto al vostro tavolo. Non penso proprio che sia stata tua madre…
E poi ricordo benissimo quell’insistenza nel farmi bere: “Facciamo un brindisi”, “Assaggia questo”…

Non ci metterei niente a denunciarti. L’unico motivo per cui non l’ho ancora fatto è per Erika e perché mi fai una gran tenerezza. Sei pazzo, Paolo. Dovresti farti ricoverare. Te la vorrei far passare io, una notte in ospedale. Doveva essere il giorno più dannatamente felice della mia vita, Paolo! E non ho fatto in tempo a tagliare la torta che ero già sul cesso. Se non chiami immediatamente i tuoi finisci male, io ti rovino, hai capito? O la chiudiamo oggi o non si chiuderà mai più. Oggi o niente. Scegli tu.

testo di Martin Hofer
immagine di Alessia Castellano



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