lunedì 29 settembre 2014

i dolori del giovane Werther



Sfida i tuoi amici con questo nuovo avvincente gioco!


Solo il più sensibile di voi potrà trovare ed eliminare i dolori del giovane Werther. Datevi da fare per rimuovere ogni sofferenza dal suo corpo, ma siate delicati o gli farete ancora più male.


Come si gioca: steso il manichino del giovane Werther al centro del tavolo, ciascun giocatore usa delle pinzette per estrarre tutti i suoi dolori. In base al livello di difficoltà prescelto, ci possono essere mali cardiaci e sentimentali, oppure anche quelli socio-culturali. Ogni operazione è accompagnata da simpatici effetti sonori. Ma, se l’estrazione avviene in modo maldestro, allora il naso rosso di Werther s’illumina e il pupazzo grida “Lotte, Lotte, addio, addio!”


Obiettivo del gioco è rendere il manichino del tutto indifferente e insensibile.

Vince chi riesce a completare questa spassosa chirurgia emotiva 
senza che il povero Werther si spari un colpo alla tempia!


testo Fabrizio di Fiore
illustrazione Bernardo Anichini

lunedì 22 settembre 2014

Essere Giammarco

li FILMI INVEDIBILI presenta


Titolo: Essere Giammarco
Regista: Gianmarco Spade
Durata: ‘91
Genere: documentario
Produzione: Italia
Cast: Gianmarco Spade, Gianmarco Lai, Gianmarco Bovi, altri Gianmarco
Casa di produzione: Spike Joint
Sinossi e nota critica: Cosa accadrebbe se, chiamandoti Gianmarco, ti trasferissi in un piano dove tutti quanti gli inquilini si chiamano Gianmarco?
Gianmarco Spade (as himselfie) esplora il concetto di identità con una stramba pellicola a cavallo fra reportage e mockumentary.
Un giovane regista si trasferisce al settimo piano e mezzo di un condominio di periferia allo scopo di trarne un soggetto per il suo secondo film, ma ben presto il nuovo appartamento si trasformerà in un folle covo infestato da Giammarchi.
Ne consegue una valanga di equivoci tragicomici che spingeranno gli inquilini a voltarsi ogni qual volta viene pronunciato il nome “Gianmarco”.
“Gianmarco?”
“Oh”  
“Che c’è?’”
“Eh?”
“Dimmi”
“Che minchia vuoi?”
La gag è riuscita ma forse un po’ troppo insistita. Totalmente inaspettato il finale, con il drammatico suicidio di Gianmarco (Gianmarco Lai) causato dall’infelice uscita di un ragazza di cui è innamorato (“Come hai detto che ti chiami?”).
Un film spiazzante, dotato di una struttura e una poetica del tutto sui generis, che oltre a incuriosire indaga in modo non banale sul rapporto fra omologazione, omonimia e individualità.
Voto: 6,5

testo Martin Hofer
immagine Bernardo Anichini

domenica 21 settembre 2014

li astri imprevedibili _ BILANCIA




BILANCIA

Gli indiani d'America, e con loro altre civiltà arcaiche, temevano che la fotografia potesse rubare l’anima di chi veniva immortalato.
Cosa c'entra con l'oroscopo della bilancia? Proprio niente, ma anche Rob Brezsny la fa spesso, questa cosa di partire da aneddoti che non c'entrano nulla giusto per riempire righe e rendere più originale un noiosissimo oroscopo.
Tornando a noi, cara e vecchia bilancia, non sarò certo io a prospettarti orizzonti più rosei del grigiore che ha avvolto la tua esistenza da qualche mese a questa parte. Perché ottobre dovrebbe essere diverso? Cosa dovrebbe accadere? E poi perché proprio a ottobre, il mese in cui si ricomincia con la scuola, con la droga e con le diapositive delle vacanze?
Comunque, se ci tieni tanto a saperlo, il futuro ti riserva la solita mediocrità, una manciata di brutti film horror in 3D, overdose di naftalina da cambio stagione. 
Nuvole sparse nel fine settimana, picchi di umidità a piacimento. Si raccomanda di non uscire nelle ore calde e di bere molta acqua. 
Sudombelico umbratile.

Voto: 5

Il personaggio: Zac Efron, che non ricordo mai se ha fatto Twilight, High School Musical o se è stato bassista nei Thirty Second to Mars quando era metrosessuale.




testo: Martin Hofer
immagine: Bernardo Anichini

lunedì 15 settembre 2014

vitaMINA _ se una trave di legno, una notte, sulla testa


Mangia la verdura. Devi mangiare la verdura. La verdura fa bene, ti fa crescere forte. Cresci forte, devi essere forte. Fare sport aiuta, ti fa stare bene. Sano, forte, bene. E che altro? Studiare. Fatti un’istruzione, impara tante cose. Imparare tante cose ti apre la mente. Avere la mente aperta è essenziale per capire chi sei e dove vuoi andare. Fammi indovinare: tu vuoi viaggiare, scoprire il mondo.
Parti. Scopri il mondo, conosci persone. Viaggia dappertutto, viaggia comunque, viaggia senza una meta. Tocca la diversità, esplora, stipa esperienze. 
Impara tutte le lingue del mondo e poi torna qui, torna da me. Vieni, fatti più vicino, raccontami le tue terrificanti avventure. Stringimi, vicino, ti faccio posto dentro di me. Sposiamoci, allacciamoci insieme. Io, tu, nidiamo, noi, una famiglia.
Facciamo tanti figli, mangeranno verdure, cresceranno, e noi saremo appena più vecchi, giorno dopo giorno, carne da sostenere e far svernare decorosamente.
Che ti succede? Non trovi lavoro? Cerca meglio, cerca qui sotto. Del resto da qualche parte ci deve pur essere un lavoro degno per quel tuo curriculum più focoso d’un colpo.
E se non lo trovi è perché non cerchi abbastanza. Con tutte le verdure che hai buttato giù, vuoi che non ti diano un lavoro? Le tue mille lingue sciolte serviranno pur a qualcosa? Non cerchi bene, non ci metti il giusto impegno. Sempre con quel portamento da cane malato. Proponiti, reinventati. Investi sul tuo grugno. Mettici la faccia, mettiti in proprio. Non aspettare che ti vengano a pescare a casa.
Quantomeno prendi tempo, dacci respiro. Accetta quel che viene, la prima cosa, un impiego di passaggio, tanto per non far radici sotto le lenzuola. La prima sedia raffreddata che vien fuori, tu siedila
Mantienici, sfamaci. Siam bocche buone, non facciam storie. Ma di qualche ossicino da rosicchiare avremo ben bisogno.
Troviamoci un posto per tirare avanti. Un bilocale, un monolocale, un monolocale mansardato, una mansarda bilocalizzata. Due cuori, una capanna e un mare di bambini a sbattere contro gli spigoli della cucina. Un posto vale l’altro. Saremo la canzone più patetica che un cantatutore abbia mai scritto. Ci scalderemo a fiati alterni per rimanere in piedi, imbottiti marci di verdure.
Sani. Al massimo della forma, per farci centrare in pieno dalla vita. Altrimenti non vale. Troppo facile ammalarsi, troppo sciocco trafiggersi per strada.
Umiliati e ottimisti. Sconfitti e innamorati. 
E se una notte una trave inciamperà dal soffitto, percorrendoci la schiena nel sonno, non ne faremo poi un dramma. Sarà soltanto un rientro nei ranghi, una tregua arretrata nel sordo rilascio del tempo.

L’INQUIETO

mercoledì 10 settembre 2014

i consigli dello Zio l'Ontano

Tre annunci di lavoro ai quali non converrebbe rispondere


Cercasi chierichetti e buttadentro per chiesa di provincia

Siamo una piccola chiesa in provincia di Udine che conta circa una cinquantina di fedeli. Negli ultimi mesi l’anticipo delle 12.30 che vede protagoniste le squadre di Serie A ha influito negativamente sull’affluenza di pubblico alla messa di mezzogiorno. 
Cerchiamo due figure che rispondano alle seguenti caratteristiche:

Un ostia-manager che assista il titolare durante la messa e che distribuisca il nostro prodotto di punta durante il sacramento della Comunione. Richiesta pregressa esperienza (almeno cinque anni), referenze, proattività e predisposizione al contatto con il pubblico. Pagamento a percentuale per numero di imboccamenti, tonaca a carico del dipendente.

Un buttadentro che distribuisca buoni per una bevuta-omaggio di vino consacrato.Richiesta bella presenza, conoscenza di Photoshop e dei principali software di grafica e impaginazione, proattività e predisposizione al contatto con il pubblico. Pagamento a provvigione.
Astenersi bestemmiatori e coppie di fatto.


Cercasi amante degli animali

Psicologa canina cerca un Estroiettore dell’aggressività per cani traumatizzati. Il candidato dovrà essere disposto a permettere di sfogare la rabbia repressa di esemplari canini dovuta a sindrome dell’abbandono ma più spesso a un conflitto edipico di tipo freudiano nei confronti della gamba del proprietario. Subendo l’estroiezione di questa rabbia, il candidato contribuirà a risolvere questi conflitti permettendo così una maturazione psicologica del paziente e una migliore intesa cane-padrone. Si richiedono cinofilia, disponibilità immediata, elevata soglia del dolore; la conoscenza dei principi base del pronto soccorso verrà considerato un titolo preferenziale.


Cercasi stagisti per cessione organi

Start-up operante nel settore medico cerca candidati per acquisizione di reni, cuore, milza, stomaco e fegato. 
Richiesta bella presenza, ottima conoscenza del pacchetto Office, conoscenza di almeno due lingue fra inglese, tedesco, francese e spangolo, predisposizione al lavoro in team, attitudine al problem solving (nel caso andasse storto qualcosa durante l’operazione), ottime capacità di gestione dello stress (provate a vivere senza gli organi vitali a cui siete tanto affezionati) ma soprattutto tanta tanta proattività.
Si offre stage di breve durata, possibilità di rimborso spese alla famiglia. 

Gli organi non verranno restituiti. No perditempo.

TESTI Martin Hofer + Stefano Pellegrini
Bernardo Anichini ILLUSTRAZIONE

domenica 7 settembre 2014

tre monete d'oro

Tre monete d’oro. Servono tre monete d’oro per entrare nella Casa e molto affetto per abitarla, ma quello già c’era.
Allora lo sposo lavorò duramente, senza mai lamentarsi, per dare un tetto solido e quattro mura quadrate alla sua giovane moglie. Lavorò a lungo, per dare un letto caldo ai figli presenti e anche a quelli futuri. 
La mattina usciva all’alba, quando i sogni riposavano ancora sui cuscini, e la notte rientrava per crollare sfinito sul materasso. Ma non bastava. Allora non crollò più e lavorò ancora, finché non guadagnò la prima moneta d’oro.
Per avere la seconda piegò la schiena, rimanendo curvo sul suo desiderio. Ogni giorno lavorava senza sosta e con poco carburante in direzione della Casa. Lavorava con fiducia e determinazione senza curarsi del tempo, dei malanni e di sé, finché le sua ossa vibrarono come sonagli. 
Fu allora che la sua sposa si tagliò i lunghi capelli e li portò al mercato delle bambole, in cambio della terza moneta. La sera gli disse che infrangere il divieto era stato come togliersi un dente doloroso, un chiodo tra i sassi, e lo sposo urlò contro il cielo e con la terza moneta le comprò un cappello.
Così ci vollero altri mesi.

E finalmente, in una calda giornata d’estate, si recarono dal mercante di case con le loro tre promesse strette nel pugno. Ma quando lo sposo aprì la mano, le monete si sciolsero al sole in un istante. 
“Che peccato”, disse il mercante, “se solo foste passati questo inverno.” 
Solo i bambini risero, leccandosi il cioccolato dalle dita.

TESTO Lisa Biggi 
Marta Sorte ILLUSTRAZIONI



venerdì 5 settembre 2014

il castello di carte


“Ti ricordi quel tizio che aveva una gamba più corta dell’altra?”
Il mio attimo di concentrazione è stato interrotto. Le orecchie, tappate dal brusio della folla, sono state colte di sorpresa dalla domanda del nano. Lo guardo dubbioso. “Quale tizio?”
“Sì, quel tizio che aveva la gamba destra più corta dell’altra di quasi trenta centimetri. Però, riusciva lo stesso a camminare e restare in piedi senza bisogno delle stampelle.”
“Immagino che zoppicasse.”
“Sì, certo. Dal lato della gamba corta, usava il braccio come se fosse un’elica. Camminando, lo ruotava per mantenere l’equilibrio e sospingersi in avanti. La gente lo guardava e rideva. Per gli altri, era strano. Il tizio, però, non pensava di essere né strano né ridicolo. Reggendosi in quel modo così buffo, non è mai finito col culo per terra. La gente rideva, ma nessuno l’ha mai visto cadere. Lo stesso vale per te, quando passeggi lassù. Non far caso se ti prendono in giro perché hai un’andatura stramba e sembri barcollare. È proprio quella la tua specialità.”
Già, è sempre stata la mia specialità, una camminata frammentata, quasi a strattoni, come se zoppicassi. Dev’essere per questa ragione che il nano mi sta facendo l’esempio dell’uomo con una gamba più corta dell’altra. E secondo lui dovrei accontentarmi dell’idea di aver trovato il mio equilibrio? In realtà, è proprio il mio modo di affrontare la situazione che da qualche tempo mi rende nervoso. 
“Non era mai capitato di sentirmi così insicuro. Il problema è che sono io per primo a diffidare del mio equilibrio. Mi vengono in  mente tutte le voci in sottofondo, quelle che non avevo mai ascoltato e da cui non riesco più a distrarmi. E dicono che prima o poi cadrò.”
“Questo perché, purtroppo, la storia del tizio con una gamba più corta dell’altra non finisce qui. Ogni equilibrio può spezzarsi da un momento all’altro. Puoi essere tu stesso a romperlo o può essere qualcun altro a farlo. Comunque avvenga, il punto è che l’equilibrio di una persona viene intaccato. È un po’ come quell’altra storiella, quella del castello di carte…”.
“Sarebbe?” Le metafore del nano stanno cominciando a infastidirmi, ma lo lascio proseguire.
“Da ragazzino, sapevo costruire del bellissimi castelli di carte. Gli altri bambini provavano a imitarli, ma i miei castelli erano i più alti di tutti. Non erano i soliti castelli di carte, quelli che siamo abituati a vedere. Avevano forme strane, oblique. Molte carte erano sistemate in diagonale o di taglio, altre poggiavano soltanto su uno degli angoli. A guardarli di sfuggita, quei castelli davano l’impressione di reggersi in modo precario, malfermi e traballanti. Invece, erano più solidi e stabili di quanto sembrasse, proprio come il tizio con la gamba più corta. Gli altri ragazzini non riuscivano a spiegarselo. C’era chi tentava di farli cadere per dispetto, ma per quanto ci soffiassero contro i miei castelli restavano in piedi. Sembrava che nulla potesse farli crollare, neanche quando qualcuno li toccava o li urtava. Comunque fosse, il mio castello non cadeva. Finché, un giorno, qualcuno aggiunse una carta alla mia costruzione e questo fu sufficiente a sbilanciarla. Il castello crollò. Capisci?”
“Cosa?”
“Significa che, per quanto tu sia riuscito a trovare un punto di equilibrio diverso da quello degli altri, prima o poi nella vita incontrerai qualcuno che rovinerà tutto. È inutile stare a preoccuparsi. Adesso vai. È il tuo momento.”
Già. È il mio momento, il momento del funambolo. Non devo ascoltare le loro voci, devo ignorarle. Mentre salgo verso quel filo, cerco di concentrarmi sul mio strumento di lavoro, la striscia sottile che percorrerò per tutta la vita barcollando, zoppicando, come se avessi una gamba più corta dell’altra. Arrivato in cima, chiudo gli occhi e mi butto in avanti col solito passo, come se mi spingesse una folata di vento. Solleva la polvere, una nuvola di sabbia che mi avvolge. Non  vedo più nulla, non ascolto più nulla. Allora, comincio a immaginare. Immagino di essere là sotto, in mezzo al pubblico. E ho voglia di andarmene. Immagino di salire sulla panchetta e camminare attraverso gli spalti. Sempre a occhi chiusi, i miei piedi si appoggiano delicati sulle spalle delle persone, sulle loro teste, poi sugli schienali delle poltroncine in prima fila e sulla balaustra. Continuo ad avanzare traballante. Passo sopra i palloncini del clown, sopra i piedistalli per le foche ammaestrate, arrivo sulle gabbie dei leoni, uso la frusta del domatore come se fosse un trampolino e balzo fuori dal tendone. Percorro tutto il piazzale tra i cofani e i tettucci delle auto posteggiate. Ce l’ho fatta a fuggire. Ecco un’altra folata di vento. Spazza via la nuvola di sabbia. E intorno a me non c’è più nulla.

TESTO Fabrizio di Fiore



lunedì 1 settembre 2014

il lavoro nuovo


Un giorno presi la decisione di iniziare a vivere in discesa e di non essere più una stupida.
Avevo appena finito di fare lo shampoo alla signora Melita e la signora Rendi, la proprietaria del salone, mi stava spiegando come mettere il balsamo. 
“Devi frizionare, Aurora. Chiedi alla signora come va.”
“Come va, signora Melita?”
“Bene grazie. Anzi, mettici un po’ di forza in più.”
“Più forza, Aurora, su” mi disse la signora Rendi.
Roby mi guardava con la coda dell’occhio mentre usava il rasoio elettrico per fare la cresta a un bambino che aveva sì e no dieci anni. Vidi che sorrideva. Nello specchio davanti a lui, invece, notai che il bambino mi stava guardando le tette. Tutta colpa della maglietta bianca che dovevo indossare, perché “il bianco è il colore del nostro salone”, come aveva detto la signora Rendi quando mi aveva assunta. Se mi fossi spostata, e prima o poi avrei dovuto farlo, il bambino si sarebbe messo a fissarmi le mutandine
“Ora lasciamo agire per un paio di minuti, va bene, signora?”
In quel momento la campanella orientale sopra la porta tintinnò ed entrò il signor Vizzini. Tutto impettito in giacca e cravatta, veniva una volta a settimana a farsi sistemare capelli e baffi.
“C’è posto?” chiese. Non prendeva mai l’appuntamento per telefono. “Ne prendo già troppi, di appuntamenti” diceva.
Roby guardò il bambino e la signora Melita e disse che avrebbe dovuto aspettare una quarantina di minuti. Vizzini si sedette sulla poltroncina e si mise a leggere un quotidiano.
“Già che non fai nulla, vai prenderci un caffè”, mi disse la signora Rendi.
“Anche per me, grazie”, disse Vizzini, guardandomi da sopra la pagina.
Quando uscii, vidi Barbara, che era stata con me al liceo, entrare nel negozio di scarpe di fronte al salone. Io la salutai, ma lei non mi notò. Aveva dei capelli bellissimi e non era una delle nostre clienti.
Presi il vassoietto con le quattro tazzine e il barista ci  lanciò sopra l’euro di resto.
“Ehi”, dissi. Poi me ne andai. Credo che mi abbia detto “bel culo” sottovoce, ma non sono sicura.
Mentre rischiavo di fare cadere tutto a ogni passo, incrociai di nuovo Barbara, con tre sacchetti pieni di scatole da scarpe. 
“Ciao!”, mi disse e fece per abbracciarmi, ma si bloccò. “Che bene che ti trovo.”
“Anche tu stai benissimo.”
“Be’, ora devo andare, ti lascio lavorare, prima ti ho visto abbastanza occupata.”
Quindi prima mi aveva ignorata, stronza riccona di merda.
“Grazie” mi disse Vizzini quando gli porsi la tazzina.
Osservai come Roby cambiava acconciatura alla signora Melita, come tagliava e pettinava e spalmava schiuma, poi guardai come spuntava i baffi a Vizzini e come lo radeva dietro al collo e sopra le orecchie. Mise un po’ di cera e poi Vizzini pagò e se ne andò.


Quando finii di lavorare, alle sette, si era alzato un vento fresco. Andai verso la fermata del tram, mi girai un secondo a guardare il negozio di scarpe e trovai Vizzini all’angolo della strada.
“Aurora”, mi salutò. “Vuoi un passaggio?”
“Non serve, grazie.”
“Ma c’è freddo, dai” poi aspettò un attimo. “Non guadagni molto lì, vero?”

Io salii in macchina. Tenni la testa bassa, guardandomi i piedi. Il giorno dopo comprai un bel paio di scarpe col tacco.

TESTO Alessio Posar
Cosimo Lorenzo Pancini ILLUSTRAZIONI