lunedì 30 settembre 2013

strip advisor _ Enu matrSongKran

Breve Glossario di viaggio Thai-Italiano in stile Lonely planet, per meglio comprendere il seguente testo e suscitare ilarità nelle popolazioni locali, nel caso si decidesse di provare a proferire vocaboli in una lingua tonale.

Chiang Mai – Cittá piú importante del Nord della thailandia.

Farang- Termine vezzeggiativo m
a non necessariamente dispregiativo per persone non-thai, di razza caucasica, portatori sani di valuta estera.

Kwapkun-kraap/kaa - Corrisponde al nostro grazie, il suffisso khrap è usato dagli uomini mentre kaa (pronunciato alla toscana: "come fai cahà") dalle donne. I lady-boys possono alternare a piacere.

Phadthai-  Viscidi ma buonissimi noodle di riso saltati con arachidi, zucchero e l’immancabile peperoncino. Street food per eccellenza, generalmente privo di Amoeba.

Tom Yum = Bollente e piccante zuppa con spezie e corpi galleggianti variabili, toccasana per contrastare il caldo, la disidratazione e la voglia di vivere. 

SomTum =Fresca insalata di papaya verde e a volte carota, viene servita con una speciale salsa al peperoncino e uranio impoverito, pestati scenograficamente in un mortaio ignifugo.

Songkran = Festeggiamenti per il capodanno thailandese che per qualche ragione astrale cade in Aprile e dura una settimana. Comporta spargimento di liquidi. Acqua, perlopiù.

Tuk-Tuk = Mezzo di locomozione. Probabilmente derivato del’Ape Piaggio, ma più veloce, più inquinante e più rumoroso. Gli autisti sono noti per portare i loro clienti ovunque tranne dove vorrebbero andare davvero, e lo fanno apparentemente gratis, basta accettare di visitare 2 negozi di vestiti, un agente di viaggi e un commerciante di Gemme. Pare vengano pagati con buoni benzina dai negozianti che permettono loro di portare altri clienti gratuitamente e guadagnare nuovi buoni benzina. Ad oggi non é stato scoperto come si nutrono.

 
In Thailandia fa caldo. É cosa risaputa. Tra l’atro è un caldo umido, appiccicoso, unto, talvolta con un sentore di pesce secco e lime. Ma il popolo tailandese é molto avanti, così avanti da essere già al 2556. Fiero e ambiguo quanto sorridente, ha escogitato ingegnosi stratagemmi per meglio sopportare questa peculiarità climatica che verso la fine di Aprile raggiunge il suo apice premonsonico. Tra questi stratagemmi annoveriamo le agenzie di viaggi di Bangkok, il cibo piccante e il Songkran. Nel primo caso l’aria condizionata modello ‘Groenlandia a Febbraio’ rende l’ambiente ospitale e sopportabile il tanfo di fumo stantio. Affabili ‘tour operators’ esporranno le convenienti ed entusiasmanti possibilità di viaggio che solo per oggi, e solo perché tu sei un Farang particolarmente simpatico, potrai avere a un prezzo specialissimo che è solo il triplo della versione fai-da-te. Se per sbaglio o per semi-coercizione di un autista di Tuk-Tuk, sarete finiti in una di queste agenzie, accettate l’acqua in bottiglia, sorridete, mostratevi interessati ai depliant di posti incantevoli illustrati con giovani inglesi sorridenti, ma una volta riacquistata una temperatura corporea compatibile con la vita esterna, fuggite con la vecchia scusa del Padthai lasciato sul fuoco. Se invece vi hanno convinto a prendere un pacchetto di 3 giorni a Chiang Mai, pullman con aria condizionata, ostello e bambù rafting inclusi, significa che non solo le doti ammaliatrici thailandesi hanno fatto effetto, ma anche che, per il momento,  avete rinunciato alle devastanti notti di Luna piena sulle isole del golfo Thailandese, nota succursale dei locali notturni londinesi. Comunque sia, a questo punto potreste trovarvi su un autobus che Marina Ripa di Meana definirebbe “Kitsch e di cattivo gusto”. Su questi sgargianti veicoli per trasporto turisti si pratica una sottile vendetta verso i rappresentanti del mondo industrializzato che, pur vestendosi da nullatenenti firmati North Face, gozzovigliano nel regno del Siam spendendo in un mese il reddito annuo del Re. La climatizzazione è usata come sistema punitivo, si mantiene una temperatura interna al di sotto dei 14˚ che durante la notte scende di altri 3˚. Per rendere ancora meno gradevole il viaggio, piccoli schermi catodici proiettano senza sosta raggi gamma e guaiti sotto forma di canzoni pop-thailandese con tanto di sottotitoli in alfabeto Thai, nel caso vi sentiste di cantare. Non mancate di visitare un vero karaoke bar thailandese, se non per interesse antropologico almeno perchè vi permetterà di espiare parte del Karma negativo accumulato a Bangkok.


Finalmente giunti nella festosa e quadrata città di Chiang Mai, preparatevi alla più grande guerra di gavettoni mai esistita. La ridente capitale del Nord, è circondata da un fossato che una volta era usato per tenere fuori Cinesi e  ispettori dell’ASL, mentre nei giorni di SongKran, viene svuotato addosso ai presenti. L’acqua viene lanciata dai bordi delle strade per mezzo di pentolini e contenitori vari (perfino le superstrade, quindi evitate di andare in moto senza un parabrezza decente), ma soprattutto dal cassone di furgoni Pickup. Se la carica batterica non fosse sufficientemente punitiva, l’acqua verrà trasportata in grossi bidoni di plastica con l'aggiunta di enormi blocchi di ghiaccio, in modo da causare paralisi muscolari ai passanti colpiti.

In ricordo di questa indimenticabile esperienza potrete tatuarvi un vibrio del Colera sul polpaccio o- perché no- la scritta EPATITE B in alfabeto Thai. Ormai i vostri linfociti, più che alle docili navicelle di “Esplorando il corpo umano”, somiglieranno a F35 con armi Predator.
Memento: nuotare nella baia di “The Beach” non vi farà mai somigliare a Leonardo di Caprio e non si deve MAI parlar male del Re, neppure se il museo a lui dedicato sembra la pagina di Kim Jon Il che guarda le cose.

testo: Shakai
illustrazioni: frattozerø

mercoledì 18 settembre 2013

ISTANTANEO!


Solo per oggi un’incredibile offerta immobiliare portatile! Con il complesso abitativo istantaneo sei tu che scegli dove abitare, per tutto il tempo che vuoi. Casa colonica? Superattico? Sgabuzzino? Ovunque vuoi - e quando sei stanco bastano pochi secondi per ripiegare e ripartire. In più, in esclusiva per te, un armadio quattro ante con scarpiera! Cosa aspetti? Eh? ABITA ADESSO.

lunedì 16 settembre 2013

l'albero degli zotici

li FILMI INVEDIBILI presenta


Titolo: L’Albero degli Zotici
Regista: Lino Manermo
Durata: ‘137
Genere: neorealismo dialettale
Produzione: Bergamo
Cast: attori non professionisti
Casa di produzione: Bergamo & Dintorni

Sinossi e nota critica: Se molti di noi pensavano che il neorealismo italiano fosse morto e sepolto da tempo, l’esordiente Lino Manermo ci ha smentiti in modo eclatante. Dopo essere stato premiato e applaudito al Cinefestival di Calvisano, il suo L’Albero degli Zotici verrà proiettato ora nelle sale cinematografiche di tutta Italia. Riuscirà un film del genere a superare i suoi limiti regionali (ad eccezione della voce narrante, tutti i dialoghi sono in slang bergamasco) e ad essere apprezzato dal grande pubblico? Ce lo auguriamo. Perché questa pellicola, non solo racconta in modo crudo e schietto la realtà delle nostre province agresti-industrializzate, ma riesce a farlo toccando l’emotività dello spettatore, senza per questo scadere mai nel buonismo o, ancor peggio, in un certo tipo di profondità sentimentale scritta a tavolino.
Bottanuco. Protagonista della storia è Ivan Zandonai (nella parte di se stesso), figlio di una delle tipiche famiglie operaie che, ai nostri giorni, hanno preso il posto di quelle contadine di una volta. Operaio lui, come i genitori, la sorella e, soprattutto, gli amici. Sono loro gli “zotici” del titolo, un gruppo di uomini di età variante tra i cinquanta e i venti. Tutte le sere, si ritrovano sotto un albero in aperta campagna per ubriacarsi e chiacchierare del più e del meno: ma chiacchierano solo in dialetto bergamasco. La lingua italiana, infatti, è rigorosamente bandita dal loro background culturale. Finché, un giorno, Ivan decide di iscriversi alla scuola serale. Questa scelta verrà vista dagli amici come una specie di tradimento e per Ivan inizierà un periodo di angherie, soprusi e vessazioni varie. Finirà male, ma forse la piccola comunità scoprirà in lui un nuovo martire.
Con uno stile a metà strada tra Ken Loach e Pasolini, Manermo descrive il mondo in cui è cresciuto affidandosi a uno sguardo oggettivo e distaccato, senza pregiudizi né compassione. Si passa dalla violenza visiva dell’incendio alla biblioteca comunale alla commovente scena in cui Ivan viene allontanato a sassate da una sagra patronale. Niente male per un regista che aveva iniziato la carriera con i documentari sportivi (Le Ultime Trenta Azioni di Christian, dedicato alla parentesi atalantina di Vieri, Doni di Natale, ma anche i più internazionali Corri, Bolt. Un ragazzo di Giamaica e A Qualcuno piace Tyson).

Voto: 8

testo: Fabrizio Di Fiore
illustrazione:frattozerø

mercoledì 11 settembre 2013

NIRVALIUM

li CIDDì INVISIBILI presenta


Artista: Nirvalium
Disco: Flashy Lights In The Eyes
Etichetta: Alice's pills
Anno: 2013
Genere: Psichedelia, Acidume
Voto: 7

Non sembra vero, ma alla fine i Nirvalium sono riusciti a pubblicare il loro disco di esordio. Dopo anni spesi a fare cover dei Nirvana, si sono distaccati quasi interamente dal loro sound derivato per dedicarsi completamente alla psichedelia, mantenendo però il loro nome di cover band. Vengono dall'appennino tosco emiliano, ma il cantante Jack Corradini, italiano di madre inglese, è riuscito a sdoganare la band da una qualsivoglia etichetta di "italianità". La sua pronuncia madrelingua è un plus che potrà aiutarli anche nella promozione del loro suono anche al di fuori dei confini italiani.
"Flashy Ligths In The Eyes" è il loro primo disco, e come abbiamo detto, sa di quella psichedelia discendente da band culto quale i Jefferson Airplane. Quel rock anni '70 offuscato dalle droghe al profumo di marijuana, ammaliato dai colori, dai fiori e dalle collanine color lapislazzuli. Dal sapore inconfondibilmente acido per certi versi, il loro suono riesce ad avere un doppio effetto: anestetico da un lato, con melodie al contempo progressive e regressive (ad esempio le chitarre dilatate di "I Remember My Name Only If I Sleep", o l'uso onirico duplice di voce e cori nel ritornello di "Driving Car With Flashy Lights In The Eyes") ma d'altro canto accende la miccia quando le chitarre diventano più stridule, con l'aiuto di un basso alle volte usato con distorsori per chitarra, al fine di rendere un effetto sonoro ancor più stravagante (basti pensare alle velocità sdrucciolevoli di "Many Feelings In A Moment", ma anche alla fragilità vocale di "Crazy/Lazy/Easy/Peasy"). Qualche momento non ispirato è presente sul disco, un paio di pezzi avrebbero potuto tranquillamente evitarli, mancando di qualità, ma i Nirvalium hanno un background totalmente
diverso, e questa sorta di esperimento, tutto sommato è un bel salto nel vuoto che ha funzionato discretamente bene.
Una caratteristica di questo disco dei Nirvalium sta anche nella presentazione dei brani. Dieci in tutto. Quelli lenti e più quieti si alternano rispettivamente ai più acidi ed illumina(n)ti. Questa peculiarità fa si che anche l'ascoltatore rimanga leggermente sconvolto durante l'ascolto, in una sorta di agitazione che ne modifica sistematicamente i diversi stati d'animo canzone dopo canzone. Ci si spinge in un vortice emotivo, non facile da cogliere. Ma se vi sentirete scombussolati alla fine di "Flashy Lights In The Eyes", allora i Nirvalium avranno colto nel segno. Da verificarne gli sviluppi sulla distanza. 
testo: Alessandro Rabitti
illustrazione: frattozerø

martedì 3 settembre 2013

strip advisor _ Patagonia e dintorni

Wikipedia: La Patagònia è una regione geografica dell'America meridionale, divisa tra Argentina e Cile. Ha una densità di 2,21 abitanti/km².

 

(instructiones por el utilizo)

Bueno, le empanadas non sono così facilmente reperibili a Puerto Madryn, ma quantomeno potrete trovare una sovrabbondanza di foche con le quali nuotare. E di balene. E uno strano bar-catapecchia con tante bottiglie vuote sugli scaffali che neanche uno studente fuorisede. Se volete fare le ruote e le capriole sulla spiaggia é consigliabile dello stretching preparatorio (sarete senz’altro intirizziti dalle ore passate in autobus).


È strano come sia diverso l’oceano dal mare. Non riesco a spiegarmelo. In fondo, sempre di acqua salata si tratta. Acqua salata con pesci, alghe. E le balene. Però è più freddo, più buio, più salato. No, più salato forse no. È che sala in modo diverso. Le alghe sono più aliene e il vento incessante.
La sabbia dell’oceano è più compatta, più appiccicosa di quella di mare. Qualche migliaio di granuli potrebbero scroccare un passaggio al vostro zaino, accompagnarvi a spasso per pampa e ghiacciai per visitare posti nuovi e causare sfregature irritanti. Qualcuno potrebbe arrivare perfino in Cile ma la maggior parte finirà per essere inghiottita da un aspirapolvere in un ostello di El Calafate o di Rio Gallegos. Non fatevi impressionare dal grigiore. E neanche dai film americani, doppiati in russo con sottotitoli spagnoli proiettati nei comodi autobus a 2 piani. Un viaggio è sempre pieno di prime volte.
Certo, l’alloggio condiviso con due romani non di Roma e una malesiana non di Malesia avrà lo stesso fascino e lo stesso livello igienico di un bordello della periferia di Rangoon, ma non ci farete alcun caso, perché sarete troppo impegnati nel calcolare il cambio in Euro di trecento Pesos.

Se -malauguratamente- avete scelto di diventare vegetariani (come alcune malesiane non di Malesia), considerate un’altra destinazione, chessò, l’India, o Procida.
In Argentina il vegetarianesimo assume i contorni di una brutta malattia, può portare lentamente a fame e avitaminosi varie. La frustrazione di dover ripetere ad ogni pasto consumato in locali pubblici che né il pollo né il prosciutto sono cibi vegetariani potrebbe scatenare rash cutanei e misantropia cronica.

Abbandonerete romani non di Roma e malesiane non di Malesia a destini diversi dal vostro. Ora potrete finalmente riassaporare l’inquieta e gioiosa solitudine del viaggiatore; imbracciare il taccuino con gli appunti di spagnolo e una macchina fotografica presa in prestito (perché la vostra é stata presa in prestito da giovani meno abbienti di qualche barrio malfamato). Non temete se avrete dimenticato il vostro costume preferito in un Dive-center, potrete sempre recuperarlo in uno sgabuzzino del quartiere Palermo tornati nella capitale. Se, come molti ‘Patagonisti’ prima di voi, starete leggendo Chatwin, non lasciatevi impressionate  dalle frequenti descrizioni di peli delle gambe di immigrati gallesi nelle Fincas del secolo scorso. Siamo nel 2013 e la sua omosessualità é cosa ormai risaputa, a quanto pare.

Fatto? Bene. Ora contate i Guanacos e imparate a distinguerli dai Lama e dalle pecore. E dalle balene. Imparate lo spagnolo o il russo, perché per i prossimi quattromila chilometri non ci sarà più niente da vedere.

testo: Shakai
illustrazioni: frattozerø