venerdì 15 novembre 2013

cuscini


- Mamma, dov’è l’altro libro? Quello con il soldato?

La madre non risponde

- Ehi, Mamma! Dov’è l’altro libro?

La figlia chiude gli occhi, si tira indietro fino a sprofondare nel divano, e infila la testa fra i due grossi, gonfi cuscini. Sempre più giù, sempre più giù, fino a diventare invisibile, fino a non vedere più nulla. Se rimango così abbastanza a lungo, pensa, forse prima o poi sparirò. Devo solo rimanere immobile finché non succede.
Ma lo pensa da quando aveva cinque anni e non ha mai funzionato. Sua madre sicuramente è ancora seduta là, con lo sguardo assorto.

Risponde solo:
- Tanto non lo leggi, non ci sono figure in quello.

Poi:
- Ci sposiamo, io e Paolo. Domani ti porto da papà e rimani con lui.
Non guardarmi in quel modo, non puoi stare con noi. Papà si porta una ragazza ogni tanto, non gli dai nessun fastidio, e di certo non se le sposa. Puoi portarti dietro i tuoi giochi. E di tanto in tanto verrà una donna per occuparsi di te.
- Se non mi avessi sempre trattata come un’idiota adesso non sarei così deficiente. - Dice la figlia fra i cuscini.

L’ha detto sua sorella una volta, mentre litigava con la madre: “Se non l’avessi sempre trattata come un’idiota adesso non sarebbe così deficiente”. Non ha capito quella frase, ma le è piaciuta. Allora ha cominciato a ripeterla: “Se non mi avessi sempre trattata come un’idiota adesso non sarei così deficiente”. Ogni volta che litigano, o che sua madre ce l’ha con lei, ripete la frase.
- Se non mi avessi sempre trattata come un’idiota adesso non sarei così deficiente. - Ripete per l’ultima volta.
- Mi sono occupata di te per trent’anni - dice la madre - Ora semplicemente non ce la faccio più.
- Mi dispiace - aggiunge, ed esce dalla stanza.


testo Margareta Nemo
illustrazione Lucia Mattioli

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